Anoressia e bulimia

  • Anoressia nervosa 

    Il soggetto anoressico, più spesso una donna, si sente sempre grassa, anche se gli altri notano la vistosa magrezza. Pesa molto meno di quanto dovrebbe eppure si vede ansiosamente grassa. Pensa che, se non controlla le calorie ingerite, diventerà ancora più grassa. Rifiuta quindi di mantenere un peso corporeo minimo e adotta a tal fine strategie varie (dieta severa, super-allenamento, vomito indotto e assunzione di purganti e lassativi). La magrezza risulta quindi estrema e riconoscibile come magrezza anoressica; essa diventa a questo punto pericolosa per la salute. Nelle donne si verifica l’interruzione delle mestruazioni. Prevale l’elemento ossessivo quando la vita ruota intorno alla costante preoccupazione per l’immagine corporea e agli sforzi per non riprendere i tanto necessari chili. Talune anoressiche alternano abbuffate a condotte di eliminazione, altre mantengono il sottopeso unicamente tramite digiuno e esercizio fisico.

    Le cause che portano allo sviluppo di una anoressia nervosa sono molteplici: esistono delle cause predisponenti di natura biologica, sociale e psicologica, su cui si sovrappongono ad un certo punto dei fattori scatenanti che portano allo sviluppo dell’anoressia.

    Tra i fattori predisponenti si trova spesso un familiare che soffre, o ha sofferto, di un disturbo del comportamento alimentare, il crescere in una famiglia dove esistono relazioni interpersonali non ben definite, l’appartenenza ad un gruppo sociale che deve controllare il peso (ballerine/i, ginnaste/i, modelle/i). L’anoressia nervosa si manifesta soprattutto nelle aree urbane dei paesi occidentali, dove la magrezza viene valorizzata. Tra i fattori scatenanti gli eventi frustranti: un fallimento amoroso, una bocciatura a scuola, un licenziamento dal lavoro, la perdita di un familiare, ecc.

    Quasi tutte le teorie relative all’origine dell’anoressia nervosa si sono focalizzate sulla coppia madre-figlia, poiché è all’interno di tale relazione che incomincia a prendere forma il sé di ogni individuo. Spesso le madri delle ragazze anoressiche hanno dentro di sé profonde problematiche depressive non risolte, che derivano dalla loro storia infantile e matrimoniale, e che interferiscono pesantemente nel loro rapporto con la figlia. Spesso la madre si prende cura della figlia più in funzione dei propri bisogni che di quelli della figlia, che perciò non può sviluppare un sano senso di sé, ma si vive come un’estensione della madre e non acquisisce alcun senso di autonomia. Ed è proprio nell’adolescenza che compare il disturbo come rifiuto alla identificazione con la madre-donna e il bisogno di rifugiarsi nel mantenimento di un corpo sessualmente indifferenziato.

    Generalmente le future anoressiche sono state “brave bambine”, desiderose di compiacere i genitori, che, improvvisamente, con l’adolescenza e l’esplodere dell’anoressia diventano ribelli e testarde, come se questa fosse l’ultima possibilità che hanno per affermare in qualche modo il proprio vero sé, separarsi dalla madre, o reagire alla vischiosità relazionale presente nelle loro famiglie. Infatti, in tali famiglie, i confini sia tra generazioni diverse, sia tra i suoi membri, sono a tal punto sfumati e porosi, che ogni componente della famiglia è patologicamente coinvolto nella vita di ogni altro, e non ha la possibilità di sentire e sperimentare di possedere una propria identità separata al di fuori dell’ambito familiare. L’anoressia nervosa può avere alti tassi di mortalità ed è necessario attento monitoraggio medico.

     

    Bulimia nervosa

     

    I bulimici sono quei soggetti che perdono il controllo e consumano grandi quantità di cibo in un brevissimo lasso di tempo. In seguito cercano di rimediare all’eccesso con digiuno estremo, esercizio fisico sfrenato, vomito autoindotto, uso di lassativi, diuretici e clisteri. Il riflesso di queste pratiche connesse al disturbo alimentare sull’immagine corporea diventa una preoccupazione assillante. In alcuni casi non sono presenti le condotte di eliminazione. È frequente negli adolescenti e nei giovani adulti. Colpisce prevalentemente soggetti di sesso femminile (90%). Generalmente compare attorno ai 12-14 anni (tarda preadolescenza) o nella prima età adulta (18-19 anni).

    Il disordine psichico che sottende le crisi di bulimia si associa a disturbi psichici più o meno gravi. Il riempimento rapido dello stomaco provoca spesso distensioni dolorose. Possono sopraggiungere infiammazioni delle mucose dell’esofago e dello stomaco, che arrivano fino all’ulcera. I continui vomiti e lo svuotamento violento dell’intestino per il tramite di lassativi sono all’origine di disordini metabolici. Il peso può rimanere del tutto stabile: chi è affetto da bulimia non è un obeso clinico o potenzialmente tale.

    La bulimia ha cause di ordine psicologico: è legata a disturbi del desiderio, a depressione, a disturbi dell’autonomia identitaria dalla famiglia d’origine, secondo una “grammatica” che presenta punti di somiglianza col disturbo anoressico.

    I disturbi dell’alimentazione, fatte salve le precauzioni mediche, possono essere trattati con l’evoluzione psicoanalitica. Ipnosi e meditazione possono aiutare il soggetto a mentalizzarsi e a non vivere più le sue dinamiche psichiche esponendole con la simbologia alimentare, che indirizza verso una immaturità dell’espressione simbolica che si è fermata a dimensioni orali di incorporazione e/o espulsione e rifiuto.

Fabio Gallazzi - Psicologo - Prato - Via F. Baldanzi, 9 © 2020. Tutti i diritti riservati