Carissimo dottore, sono una ragazza di 26 anni, le scrivo per farmi un’idea diversa. per sei mesi negli ultimi due anni ho sofferto di forte ansia con sintomi di depersonalizzazione e derealizzazione (nomenclatura che ho appreso dallo psichiatra. Avevo la sensazione di non essere più io e che il mio mondo ni fosse estraneo, per certi versi volevo che quella sensazione cessasse per lltri la trovavo interessante, come se vedessi per la prim volta il mondo sotto la spettrale luce che gli spetta. Tutto era iniziato dopo uno spettacolare capitombolo in moto col mio ragazzo che aveva imboccato uno svincolo contromano di notte. Potevamo morire, guidava lui, ma non ci siamo fatti quasi nulla. Uno psichiatra da cui andi perchè non sopportavo più la sttraniazione (e anche l’insonnia e i risvegli angosciosi) che mi rassicurò dicendomi che si trattava di un ´disturbo post traumatico da stress´.  In realtà or che ci penso anche alle superiori ebbi attacchi d’ansia e panico, quindi forse il problema precede l’incidente. Mi prescrisse un antidepressivo non ricordo il nome e un ansiolitico. Mi mandò da una psicoterapeuta cognitivo-comportamentale e non so se per i farmaci e perchè iniziai a riflettere su delle cose, uscii dallo stato ansioso-stranito . Per certi versi èstato quasi meglio che prima di ammalarmi perchè mi sentivo quasi più forte e energica. Mi sbagliavo, sospesi i farmaci e la psicologa , sono iniziati una sorta di attacchi di panico con sintomi somatici cardiaci o digestivi, dipende. Anche paura di svenire. Ho contattato il mio psichiatra e la settimana prossima andrò da lui ma perchè? per un’altro ciclo di farmaci? fino a quando? sono giovane. ho sempre pensato che stare a rota di farmaci era cosa da flashate di mezz’età. Secondo lei perché questa sintomatologia kafkiana è comparsa nella mia vita? Cosa mi consiglia di fare? Una mia amica che studia psicologi dice che si fa quello che ho già fatto, farmaci e quell terapia. Scusi la lunghezza…