Caro dottore , una sera di tanti anni fa il mio datore di lavoro mi ha detto: “Marco, se ti fermi un po’ di più ti faccio un regalino”. Io che pensavo parlasse di soldi mi sono fermato. Alla fine della giornata ci ha chiamati in furgone, ha steso della polvere bianca sul cruscotto, ha arrotolato dieci mila lire e ha sniffato per primo. Io non avevo mai visto la cocaina e non sapevo nemmeno come fare, mi vergognavo un po’ davanti agli altri operai più grandi di me. Sono stato l’ultimo: ho preso la banconota e ho tirato su la mia prima riga. Me ne ha data un po’ anche da portare a casa». Avevo 15 anni e quel giorno è iniziata la mia dipendenza dalla droga. Ora ne ha 40, non tocco la roba da 8 anni, ma quei quasi 20 di tossicodipendenza mi hanno cambiato la vita. Ero un ragazzo “difficile”, ho lasciato la scuola presto e mi trovavo sempre nei guai. A volte mi domando se è stata tutta colpa del contesto. I miei genitori sono due brave persone, ma ai tempi l’unica loro preoccupazione era arrivare a fine mese e poter pagare le spese per me e i miei 3 fratelli. Erano gli anni ’90 e abitavamo in un quartiere malfamato dove droga e spaccio erano all’ordine del giorno. Dopo quella prima striscia di cocaina offerta dal mio capo, un uomo di 32 anni, non ho più smesso. Sono tornato a casa e ho chiamato il mio migliore amico, e come due bambini con un nuovo gioco ce la siamo sparata tutta su per il naso. All’inizio non abbiamo provato nulla, ma ci sentivamo dei grandi. Ci sono volute tre o quattro pippate prima di amare la cosa, un mese dopo eravamo fregati. La coca era una droga costosa ai tempi, e con i nostri stipendi non potevamo permettercela, così siamo entrati nel giro dello spaccio. Spacciavamo per poter pippare, prima solo agli amici, poi a tutti. È difficile per chi non ha mai provato comprendere la dipendenza da cocaina. La coca non è quello che vi immaginate. Si pensa solo all’effetto “spacco tutto”, “mi sento un Dio”, ma magari si fermasse a questo. Ti rende schiavo, è un pensiero costante, il perno principale su cui gira la tua giornata. Solo l’idea ti fa venire l’acquolina in bocca. Non dà allucinazioni, né ti fa fare “viaggi”: ti senti sicuro e positivo, pronto a risolvere ogni problema, quando scende l’effetto, però, sei uno straccio, vulnerabile e depresso, così ne vuoi altra. I primi anni pippavo solo nel weekend, dai 18, quando anche il nostro giro di spaccio era aumentato, la coca è diventata affare quotidiano. Alla fine mi facevo 6 o 7 grammi a settimana, mi svegliavo la mattina alle 6 per andare al lavoro e prima del caffè tiravo una striscia, in macchina un’altra, arrivato al lavoro un’altra ancora. Tutto il giorno tiravo coca, in compagnia o da solo, lei c’era sempre. Non mi credevo un drogato, per me i drogati erano quelli con la siringa accasciati sui marciapiedi, fatti di eroina. No, non mi sono mai considerato un fattone, sniffavo vestito bene, frequentavo discoteche di un certo tipo e potevo permettermi una vita abbastanza agiata: c’erano sere che spendevo milioni di lire tra alcol, coca e divertimenti vari. I tossici erano altri, quelli messi male, conciati da barboni. Ora so quanto mi sbagliavo. Da sempre nella mia vita c’è una persona importante: Alessandra. Io e Ale ci siamo messi insieme giovanissimi, lei studiava, veniva da una famiglia a posto. L’ho amata fin da subito, ed è tutt’oggi la scelta migliore che abbia mai fatto. Sapeva che ogni tanto tiravo ma non immaginava che avrebbe passato metà della sua vita a combattere contro una rivale: la cocaina. Quando siamo andati a vivere insieme sono iniziati i problemi. Io mentivo su tutto mentre lei viveva con l’angoscia, mi controllava come fosse un carabiniere. Io volevo stare con lei ma la coca, a volte, vinceva anche sul nostro amore. Era un litigio continuo, una sera, per esempio, ho portato giù la pattumiera e non so come, mi sono ritrovato in macchina in cerca di una striscia. Ale chiamava sul cellulare era disperata, io non rispondevo perché non me ne fregava niente, dovevo trovare la coca. Sono tornato a casa due giorni dopo, distrutto, avevo pippato come non mai. Ale ha provato svariate volte a lasciarmi, mi ha anche sbattuto fuori casa, io promettevo che avrei smesso ma poi rientravo nel giro. Se non mi fosse stata accanto sarei morto, credo. Poi è nato Matteo. Avevo 25 anni quando Ale è rimasta incinta. Nemmeno l’arrivo di nostro figlio mi ha fatto smettere. La cocaina mi ha tolto l’umanità, mi ha cambiato, io che di carattere sono una persona sensibile e generosa, ero diventato egocentrico e opportunista. Quando Ale ha partorito era in ospedale da sola con sua madre, io ero a riprendermi da una serata devastante, in macchina a cento chilometri da loro. Dei primi anni di mio figlio ho pochi ricordi, mentre lui cresceva io seguivo i miei giri, e tiravo. Ora ho forti sensi di colpa per questo, sono anni che non tornano più e ci ho messo un bel po’ a ricreare un rapporto con lui. Non pensavo alla famiglia e bruciavo tutto, se avevo 500 mila lire in tasca, magari gli unici soldi del conto, li “investivo” in coca. Tiravo e tutti i problemi sembravano risolvibili, per due ore. Poi mi scendeva una tristezza profonda, nera, e allora pippavo ancora. Ho vissuto quasi 20 anni con una sensazione di onnipotenza, d’immortalità, chimica, drogata, finché un giorno le cose sono cambiate. Era un pomeriggio di lavoro, mi ero fatto le due solite strisce del dopo pranzo e ho iniziato a sentire il cuore battere a mille, non sapevo cosa mi stesse succedendo e per la prima volta ho avuto paura. Il mio primo pensiero è andato ad Ale e Matteo. Ho chiamato Alessandra che mi ha portato di corsa in ospedale. Infarto, ho sentito dire dal dottore del pronto soccorso, mi sono svegliato il pomeriggio seguente in un letto di un triste reparto dalle mura grigie. Ale era lì accanto e per la prima volta ho sentito, da dentro, che dovevo smettere e che non c’era alternativa. Mi vergogno a dirlo, ma uscito dall’ospedale, dopo qualche settimana, ho riprovato, rifiutare la polvere stesa di fronte a me era ancora difficile, ma ho avuto forti attacchi di panico e davvero è stata l’ultima striscia. Avevo provato a disintossicarmi diverse volte, ma non era servito a nulla. Ho provato a frequentare il Sert del mio quartiere ma è stato inutile, se non sei tu a decidere di ripulirti è tempo perso. Andavo agli incontri completamente fatto, e nessuno si accorgeva di nulla, ero un attore a tutti gli effetti e riuscivo a fregare anche il personale esperto. Ho smesso solo perché il mio corpo non ce la faceva più, non so se sarei mai riuscito a uscirne se non fossi stato male. In questi anni ne ho visti morire tanti: la maggior parte resta invischiata. Io sono un caso raro, perché uscirne è difficilissimo. Devi essere davvero con le spalle al muro e volerlo dal profondo. Alle donne vorrei dire: “Non pensate di poterci salvare”. Tu puoi amare una persona quanto vuoi, ma non puoi salvarla da se stessa. È stata una fortuna avere mia moglie a fianco e il suo amore è stato fondamentale, ma se ne esce solo quando si decide davvero di dire basta. Poi Alessandra è rimasta di nuovo incinta. L’arrivo della mia secondogenita, Nina, mi ha dato un incentivo in più per cambiare rotta. Ho smesso di frequentare certi amici e ho iniziato a prendermi cura di me e della mia famiglia. E’ stato difficile ricominciare, non essere più il “re” della zona e diventare il signor nessuno, l’unica cosa che volevo ero recuperare il tempo che avevo perduto e lo sto facendo. Il mio più grande rimorso, oltre a essermi perso i primi anni di mio figlio e aver reso la vita di Ale un incubo, è che la cocaina, in alcuni casi, mi ha fatto essere cattivo. Ci sono cose che mi vergogno molto di aver fatto, come per esempio quando spacciavo e arrivavo a picchiare le persone che non pagavano. Mi tormenta anche l’idea di aver fatto iniziare a pippare persone che ancora ci sono dentro. Penso spesso a un mio amico , al quale ho regalato la prima striscia. Lui ha perso tutto: moglie, figli, casa e poi lo hanno trovato morto in un bosco in montagna. La mia paura peggiore? Scoprire un giorno che uno dei miei figli è finito nel giro. Perché io lo so, dalla cocaina non se ne esce mai. Adesso sono pulito da quasi dieci anni e so che non toccherò mai più coca, ma resterò un cocainomane per sempre. Da lei vorrei sapere se ha visto cocainomani drogarsi di nuovo dopo dieci anni di pulizia