Fobie

  • Il termine fobia indica un’irrazionale e persistente timore e repulsione di situazioni, oggetti, attività o persone/animali, che possono limitare l’autonomia del soggetto e vengono vissute con fastidio dallo stesso. C’è una differenza tra paura e fobia? La paura può essere provocata da una situazione reale e presente o da previsione, ricordo, presentificazione di un pericolo. La paura è comunque confrontabile con la realtà, e questo ci aiuta a comprendere se realmente ci troviamo di fronte al pericolo, o se stiamo esagerando con le nostre emozioni. Si pensi al timore di essere aggrediti se siamo soli di notte in un quartiere malfamato. La paura tenderà a scomparire con l’allontanamento della situazione di pericolo. Ci rassicuriamo quando arriviamo in un quartiere pulito, affollato e ben illuminato. Si può parlare invece di fobia quando si verificano alcune fra le seguenti condizioni: angoscia intensa per qualcosa che, secondo il buon senso, non dovrebbe provocare paura (ad esempio: andare in ascensore, affacciarsi dalla finestra, stare in un luogo affollato, attraversare una piazza, vedere un topo, sottoporsi a un prelievo di sangue); paura di affrontare una situazione inevitabile (uscire di casa ad esempio) e che tutti affrontano normalmente nel corso della giornata, o di dover parlare in pubblici a scuola o per impegno professionale. Il solo pensiero di dover affrontare una certo evento fa star male la persona e provoca forte ansia; è il fenomeno della “paura della paura” ed accompagna spesso la fobia . La fobia è dunque una paura estrema, irrazionale e sproporzionata per qualcosa che non rappresenta una reale minaccia e con cui gli altri si confrontano senza particolari tormenti psicologici.

    I sintomi fisiologici caratteristici dell’ansia da fobia sono: tachicardia, disturbi gastrici e urinari, nausea, diarrea, senso di soffocamento, rossore, sudorazione eccessiva, tremito e spossatezza. La persona fobica comprende l’irrazionalità dei suoi timori, ma, emotivamente, non riesce a contenere l’angoscia che gli provoca la sola idea di affrontare la situazione temuta . Il rendersi conto della realtà è impotente a placare il tumulto emotivo. Una fobia di origine nevrotica non è quindi delirante: il fobico non può sottrarsi alla sua paura, sebbene il suo insight e il suo esame di realtà siano sufficientemente buoni da avvertirlo dell’irrazionalità e della sproporzionalità di questo vissuto. Come possiamo inquadrare la fobia a livello di spiegazione psicodinamica? Il fobico tende a fuggire da quelle rappresentazioni interne che creano in lui un senso di angoscia, proiettandole su cose o situazioni del mondo esterno; sposta inconsciamente su oggetti esterni e su situazioni “fobizzate”, ossia caricati simbolicamente di valenze negative, le sue preoccupanti relazioni con elementi interni rimossi. Per esempio un impulso istintuale, che il soggetto non accetta consapevolmente (es. la rabbia), può venire proiettato su un animale dal quale si teme un aggressione.

    La tendenza ad evitare tutte le situazioni o condizioni che possono essere associate alla paura, sebbene riduca sul momento gli effetti della paura, non è una buona soluzione adattiva: ogni evitamento conferma la pericolosità della situazione evitata e prepara il successivo. Il rinforzo di progressivi evitamenti produce l’incremento, non solo della sfiducia nelle proprie risorse, ma anche della reazione fobica della persona, al punto da interferire significativamente con la normale routine dell’individuo, con il funzionamento lavorativo o scolastico oppure con le attività o le relazioni sociali. Il disagio diviene così sempre più limitante.

    La fobia sociale

    Alcune persone lamentano una paura marcata e persistente relativa ad una o più situazioni sociali, con persone non familiari, nelle quali l’individuo ha timore di poter fare qualcosa che potrebbe risultare umiliante o imbarazzante e nelle quali potrebbe essere esposto al giudizio degli altri (ad esempio, parlare in pubblico). Quando l’individuo si trova in una di queste situazioni temute, prova ansia e disagio che teme possano sfociare in un attacco di panico, che a volte si verifica effettivamente. La persona si rende conto che la paura è esagerata e irrazionale.

    Fobie più diffuse

    Le fobie che si osservano più frequentemente sono: la claustrofobia (paura di luoghi chiusi), che può presentarsi isolata o associata alla precedente che porta ad evitare ascensori, sottopassi, metropolitane e a scegliere al cinema o a tavola, in compagnia, il posto vicino all’uscita o, comunque, il più vicino a vie di fuga; la ereutofobia (paura di arrossire) che viene spesso mascherata da occhiali scuri, uso di abbronzanti, fondotinta; la zoofobia (paura di animali), in genere insetti, ma anche cani (questa fobia inibisce al soggetto attività fisiche all’aperto); la nosofobia (che è alla base della ipocondria) che consiste nella paura di essere ammalato di malattie gravi come tumori e che spinge il soggetto a sottoporsi ad una serie interminabile di esami clinici (ovviamente mai rassicuranti, dato che il problema è affettivo/irrazionale e non realistico), accompagnata spesso da paura dei microbi, dei veleni, della sporcizia; la dismorfofobia (paura di essere ripugnante) diffusa oppure incentrata su particolari del corpo (naso, seno, capelli); la amaxofobia, paura di guidare, in particolare in autostrada.

    Perché nascono e si sviluppano fobie?

    L’ansia fobica nasce da un conflitto rimosso: in una particolare situazione il soggetto rifiuta di affrontare un contrasto nella sua vita, finge che non esista, lo elimina dalla coscienza e lo trasferisce su qualcos’altro che è meno penoso da affrontare. Il meccanismo avviene inconsciamente.

    Freud chiamò “rimozione” il far finta che non esista il conflitto e “spostamento” quell’artificio psicologico per il cui tramite le emozioni provate verso un certo contenuto ideativo conflittuale vengono trasferite ad un altro ritenuto meno penoso). Per la psicoanalisi quindi la fobia è imputabile alla rimozione di contenuti inconsci che manifestano il loro effetto portando l’individuo ad evitare una certa situazione Nelle fobie agiscono alcuni meccanismi difensivi dell’Io che hanno il compito di controllare le ansie della dinamica endopsichica fobica. Cruciale è tenere sempre presente che questi meccanismi sono inconsci, di strutturazione infantile e fuori del controllo cosciente del soggetto.

    L’importanza dell’esperienza infantile

    I genitori equilibrati favoriscono l’autonomia dei propri figli e li aiutano ad acquisire gli strumenti necessari per la crescita. I genitori nevrotici ostacolano questo processo, stabilendo coi figli un tipo di rapporto morboso, troppo stretto e intenso. Ed è proprio a causa di questo legame troppo forte che i figli di questi genitori faticano a crescere e rendersi psicologicamente indipendenti. Per loro è molto penoso affrontare questo dilemma: ubbidire ai genitori (e quindi restare bambini per sempre) oppure costruire la propria indipendenza (e quindi “disubbidire” ai genitori). Non tutti riescono nel processo di autonomia . Molti, piuttosto che affrontare il contrasto coi genitori, lo rimuovono e innescano così un meccanismo nevrotico che può svilupparsi in varie forme. La fobia è una dei possibili esiti nevrotici. Essa impedisce quindi di impegnarsi nella vera battaglia, che è quella per la propria autonomia, e mantiene la persona in una condizione infantile, caratterizzata da paura di agire e immobilismo. Nella vita del fobico, le novità sono da temere ed evitare – i sensi di colpa sono sempre in agguato – non appena si accenna ad un pensiero di indipendenza dalla famiglia di origine. A causa del suo modo di pensare, il fobico è una persona insicura nell’affrontare la vita; la barriera psicologica che dovrebbe difenderlo dall’esterno, non funziona bene ed ha paura di poter essere “invaso” dal mondo. Chi vive nella nevrosi fobica è un represso che ignora come funzioni il suo corpo e come si sviluppino le emozioni; teme la propria impulsività e l’espressione dell’istinto; i genitori hanno stampato in lui una potente istanza autoritaria che è difficile e penoso estirpare. Attraverso la fobia vengono negate l’affettività e le emozioni, l’istinto e la spontaneità; tutti questi sentimenti vengono sostituiti da rigidi schemi “paura / non paura” che, paradossalmente, sembrano al fobico, più facili da affrontare. Esaminando più da vicino il significato delle fobie, riscontriamo in esse dei significati simbolici che, in maniera spesso indiretta e deformata, richiamano o un desiderio represso dall’ambiente familiare o la proibizione di esprimere una propria volontà diversa da quella dei genitori. Certe volte desiderio, proibizione, castigo, sono mescolati insieme nella fobia.

    Psicoterapia
    Si incontrano delle difficoltà nel processo di guarigione dalle fobie quando esse sono presenti da molti anni nella vita della persona e sono incistate nel suo modo di vivere. Con l’ipnosi, talvolta, si ottiene, in tempi anche stretti, la remissione del sintomo. Una volta ottenuto il rilassamento somatico, le energie vengono poi mobilitate verso rappresentazioni mentali che, per via regressiva, vengono sovrainvestite. La guida dell’ipnotista, che ha appurato le caratteristiche del soggetto, lo condurrà su percorsi a lui consoni, con sollecitazioni e valutazioni che possano, eventualmente, anche agire a rinforzo dell’io. La realizzazione della trance si svolge quindi nella direzione del percorso percezione-cenestesi–mentalizzazione, cioè seguendo la direzionalità dal corpo alla mente. Un lavoro profondo può essere effettuato attraverso la terapia psicoanalitica che utilizza lo strumento dell’alleanza di lavoro per elaborare il transfert, che è una riedizione dei sentimenti pregressi vissuti in passato sulle figure di riferimento e proiettati sull’analista. Se viene progressivamente costruito un solido rapporto di fiducia tra i due, questo porterà il paziente a percorrere un cammino evolutivo denso di soddisfazione, con remissione sintomatologica e apertura di nuovi spazi e percorsi esistenziali.

    Farmacoterapia Chi ha consultato un medico per un prescrizione farmacologica anti-fobie avrà probabilmente ricevuto l’indicazione di ansiolitici (benzodiazepine), in abbinamento ad antidepressivi di nuova generazione (SSRI), e/o betabloccanti.

Fabio Gallazzi - Psicologo - Prato - Via F. Baldanzi, 9 © 2020. Tutti i diritti riservati