Impotenza e frigidità

  • Impotenza

    L’impotenza maschile consiste nell’incapacità di ottenere o di mantenere un’erezione sufficiente per compiere il rapporto sessuale (penetrazione). La disfunzione dell’erezione è caratterizzata dal fatto che questi uomini, per quanto possano sentirsi eccitati in una situazione erotica, e per quanto desiderino fare l’amore, non riescono ad ottenere una erezione del pene. L’impotenza viene detta primaria, se chi ne soffre non è stato mai in grado di avere rapporti sessuali, o secondaria, se chi ne è affetto è riuscito a sperimentare il rapporto sessuale prima che il disturbo si presenti. La forma secondaria è molto più frequente di quella primaria. La disfunzione può essere: selettiva, se compare con una determinata donna (o categoria di donne) e non con altre (può, per esempio, presentarsi in occasione di rapporti extraconiugali o, al contrario, solo con la partner abituale); totale, se la mancanza di erezione è completa; parziale, se l’erezione è insufficiente per consentire la penetrazione. Quest’ultima condizione è la più comune.

    L’impotenza in forma di assenza di erezione è sicuramente psicogena se il paziente dichiara che l’erezione si verifica al risveglio, o associata a sogni durante la notte, o se può essere ottenuta mediante masturbazione. Essendo questo disturbo di natura chiaramente emozionale, il trattamento sarà diretto a ridurre e ad eliminare i fattori dì stress presenti nelle situazioni provocanti l’impotenza. Molti uomini sono impotenti con una donna o con un determinato tipo di donna e non con altre: spesso tali soggetti tendono a scindere sessualità e affettività  e sono impotenti solo con le donne collegate alla imago materna, con le donne quindi che vengono sentite come degne di rispetto, ammirazione e stima. Per la teoria psicoanalitica è un compito maturativo importante quello che attende l’uomo che in una donna deve far convergere le correnti erotiche, affettuose e la meta riproduttiva. Alla base del disturbo sta presumibilmente una valenza pulsionale aggressiva, a volte camuffata da un’ostentata passività di tipo coatto, il cui vero scopo inconscio è quello di profanare, ferire, ledere la donna. Non si dimentichi che qualsiasi donna interpreta l’impotenza maschile come un profondo rifiuto del rapporto con lei.

    L’eziopatogenesi dinamica dell’impotenza ha origine pre-edipica.  Il rapporto bocca-capezzolo struttura la dimensione fantasmatica del neonato. L’infante può proiettivamente aggredire il seno materno come ritorsione per un rifiuto inconscio di allattamento fisico/nutrimento affettivo da parte della nutrice. Nella simbologia della fase edipica edipica si ha una prosecuzione fantasmatica di questo rapporto ambivalente, per cui il capezzolo diventa l’equivalente del pene e la bocca della vagina. L’impotenza sarebbe perciò un rifiuto di allattare la donna-madre come risposta al rifiuto percepito dal bambino da parte della madre di dare del buon latte/affetto. Nel maschio l’angoscia del complesso di castrazione edipico, percepito come minaccia da parte del padre per i desideri nei confronti della madre, lascia anche un certo profondo disprezzo per la donna, che, nell’inconscio, viene percepita come un essere evirato (e quindi minorato).

    Una forma particolare di impotenza è la ejaculatio praecox. Vi sono vari gradi di gravità del disturbo: da una durata relativamente breve dell’atto fino all’eiaculazione sistematica ante portas. A tale proposito possiamo avere come determinanti psicodinamiche tipiche:

    1 – il predominio di un orientamento di tipo femminile che si evidenzia soprattutto nei casi gravi dei disturbi dell’erezione: il culmine delle sensazioni voluttuose è avvertito nel soggetto alla radice del pene o nel perineo (o, ancor più precisamente, nella zona “femminile” del tratto prostatico) più che nel glande o nella globalità del pene.

    2 – Una marcata fissazione uretrale per cui il seme viene vissuto come orina (liquido percepito inconsciamente come pericolosamente ulcerante, seguendo una fantasia infantile) e l’atto come sostituto della minzione.

    Un’altra forma di impotenza maschile è quella dell’eiaculazione ritardata, spesso esibita dai portatori del disturbo come una forma di spiccata virilità. Lo scopo dell’accoppiamento è l’orgasmo esperito in vagina; la sua mancanza determina l’impotenza e non certo il grado o la durata dell’erezione. In questi casi la dinamica in atto è retta da marcati nuclei di fissazione anale: lo sperma viene trattato come il bambino ritenente trattò le sue feci. La fissazione e regressione anale è indice, anche in questo caso, di ambivalenza affettiva per l’oggetto.

    Frigidità

    Nella femmina il meccanismo psicodinamico generatore del disturbo sessuale è più tortuoso e complesso di quello del maschio. La frigidità non indica la mancanza di desiderio, ma l’assenza di piacere durante l’atto sessuale. Una donna frigida non prova alcuna sensazione di piacere al momento della penetrazione e, in alcuni rari casi, neppure con la masturbazione. La frigidità può essere presente già all’inizio della vita sessuale (frigidità primaria o totale) o comparire in un secondo momento (frigidità secondaria o parziale). Condizioni da differenziare sono:
    1) il vaginismo: la penetrazione é resa difficile o addirittura impossibile da una contrazione involontaria dei muscoli pelvici, 2) la dispareunia: la penetrazione è dolorosa a causa della presenza di ferite o cicatrici, 3) la anorgasmia: la donna prova piacere ma non riesce a raggiungere l’orgasmo. L’anorgasmia è più diffusa della frigidità, ma spesso si tende a confonderle, 4) la anedonia, cioè la scomparsa del desiderio. Spesso la frigidità comporta anche un calo del desiderio: per avere voglia di fare l’amore, bisogna che l’atto sessuale sia fonte di piacere fisico.
    L’evoluzione psicosessuale nei due sessi segue le determinanti della risoluzione del complesso edipico. Mentre il maschio ad orientamento eterosessuale non deve distaccarsi dal genere dell’oggetto, ma sostituire alla madre la donna esogamica, la femmina deve riuscire a staccarsi dall’oggetto primario di amore (la madre), identificandosi con lei, per indirizzare il suo interesse sessuale verso l’uomo. Lo sviluppo della sessualità femminile è reso ancor più complicato dalla necessità di rinunciare alla zona genitale originariamente investita, la clitoride, per una nuova zona, la vagina, precedentemente investita di fantasie di mutilazione ed evirazione.
    La forte dipendenza psicologica ed affettiva della femmina dal padre è il retaggio di un attaccamento altrettanto forte alla madre. Anche per la femmina la madre è stata il primo oggetto d’amore, ma, alla fine dello sviluppo psico-sessuale, la femmina deve riuscire a staccarsi dalla madre ed approdare prima al padre, poi al maschio. La bambina, dal canto suo, riconosce come un dato di fatto la sua evirazione-mutilazione (la scoperta che la vagina è un organo positivo e produttivo è un’esperienza analitica liberatoria ed esaltante), struttura un vissuto di inferiorità rispetto al maschio e contemporaneamente lotta contro questa realtà fantasmatica così dolorosa. Da questo conflitto definito come angoscia di virilità si aprono tre possibilità di evoluzione:
    a) L’abbandono totale della sessualità che conduce alle forme di frigidità totale. b) La autoaffermazione della mascolinità minacciata che conduce ad un’iperinvestimento clitorideo ed alla totale ignoranza dell’esistenza della vagina (questa posizione spinge spesso verso una posizione omosessuale). c) Il raggiungimento della normale strutturazione finale della sessualità, ove il padre è assunto come oggetto, si scopre la vagina come organo ricettivo che consente durante l’accoppiamento (ma ancor più durante la gravidanza) una riappropriazione fantasmatica del fallo di cui la bambina si è sentita ingiustamente privata. Varie motivazioni concorrono al distacco dalla madre: la madre è colpevole di non aver dato alla figlia l’unico vero genitale, non l’ha allattata a sufficienza, l’ha costretta a dividere l’amore materno con altri. Comunque questo distacco è essenziale alla maturazione psicologica. Nella donna l’invidia del pene e l’attaccamento pre-edipico alla madre offrono maggiori occasioni per lo sviluppo di fissazioni libidiche e disturbi. Molte donne sono anorgasmiche per il terrore di perdere il controllo. In realtà, dato che hanno subito importanti quote di fissazioni a stadi pre-genitali, soprattutto anali, il terrore originario è quello di perdere il controllo degli sfinteri, a loro volta investiti di fantasie sadiche.

    Elaborazione del problema
    La via elaborativa di elezione per impotenza e frigidità è quella psicodinamica, con la quale progressivamente è possibile portare alla luce il rimosso, sbloccando la libido fissata e regredita in modo tale che possa avere un libero sbocco verso la genitalità, consentendo forme mature di sessualità. Questo sarà possibile se si svilupperà un solido transfert e una valida alleanza di lavoro con l’analista, che permettano nuovi introietti di imago bonificate. Anche l’ipnosi può essere utile nel de-somatizzare il sintomo e nel creare stati di trance progressivamente sostituenti gli stati di tensione connaturati al disturbo sessuale, che è spesso portatore di ansia.

Fabio Gallazzi - Psicologo - Prato - Via F. Baldanzi, 9 © 2020. Tutti i diritti riservati